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Archive for giugno 2012

Un mio pezzo uscito oggi sul Corriere Fiorentino.

Accanto allo stemma ufficiale, sul sito internet dell’Usd San Nicola Castello di Cisterna c’è anche quello dell’Empoli. Una sorta di sigillo di qualità su una collaborazione ultratrentennale, grazie alla quale dal paesone a pochi chilometri dal Vesuvio sono arrivati (e continuano ad arrivare) in provincia di Firenze fior di campioni, tra cui Caccia, Tavano, Di Natale, Lodi. E Vincenzo Montella. E già, perché nel destino del papabile allenatore della Fiorentina oltre al gol e alla panchina, c’è proprio la Toscana. A 13 anni, infatti, lo scugnizzo di Castello di Cisterna, padre operaio all’Alfasud di Pomigliano d’Arco (oggi Fiat) e quattro fratelli, fa le valigie per approdare nel vivaio dell’Empoli. Ad accompagnarlo in quel viaggio carico di speranze, Lorenzo D’Amato, suo primo allenatore e oggi presidente factotum del San Nicola: «Vincenzo — racconta — ha cominciato in porta, aveva otto anni, ma non usava mai le mani, prendeva sempre il pallone con i piedi, così decisi di farlo giocare in attacco». La trafila sui campi polverosi della provincia napoletana è velocissima. «Notai subito — continua D’Amato — che come calciatore aveva un talento assoluto. A pensarci bene, però, già allora mostrava doti da allenatore: parlava in continuazione con i compagni, li incoraggiava, guidava quelli più insicuri». Siamo alla fine degli anni Ottanta e per un adolescente vivere da solo in una cittadina sconosciuta non è facile. Ma

Vincenzo Montella

Vincenzo ha già una personalità forte, è abituato a conquistarsi le cose: viene da una famiglia povera e lui il calciatore lo vuol fare perché quando corre dietro a un pallone si sente realizzato. A Empoli si allena e studia, fa l’esame di terza media ed è ospite — insieme con un compagno di squadra — in casa della signora Ernestina Morelli, una vedova supertifosa degli azzurri morta nel 2002, proprio il giorno prima di una gara casalinga con la Roma (finisce 3-1 per i giallorossi, con Montella che entra in campo solo a un quarto d’ora dalla fine). L’esordio in prima squadra, in C1, arriva nella stagione 1990/91. In quel periodo un Fabrizio Corsi poco più che trentenne, dopo anni da consigliere, diventa presidente dell’Empoli. L’anno successivo sulla panchina azzurra c’è Guidolin e Vincenzo colleziona sette presenze e va a segno quattro volte. «Montella — ricorda Corsi — era un campione già a 15 anni, uno destinato a scrivere pagine storiche nel calcio italiano». Il momento più difficile per quello che, poco dopo, sarebbe diventato l’incubo delle difese dalla serie A lo descrive lo stesso presidente dell’Empoli: «Aveva 19 anni, era reduce da una frattura al perone e si era beccato un’infezione virale che gli aveva portato una miocardite, andammo a Roma da uno specialista che collaborava anche con la Nazionale e gli dissi: dottore, qui c’è da stabilire il futuro di questo ragazzo, o va dritto in Nazionale o ritorna a Pomigliano d’Arco e lì farà l’impiegato comunale». Per fortuna Vincenzo si rimette in forma e torna a giocare. Nella stagione 1994/95 segna 17 gol in 30 partite. Gli amici di Castello di Cisterna ricordano ancora con dispiacere una trasferta dell’Empoli a Nola (a un tiro di schioppo dalla sua casa natale), con Montella tenuto in panchina tutta la partita — siamo a fine stagione — perché già ceduto al Genoa, in serie B. Sono i suoi ultimi giorni in Toscana. Da quell’estate lascia la terra che lo ha visto crescere (e dove ha conosciuto anche l’ex moglie Rita, dalla quale ha avuto un figlio) per diventare il bomber osannato dai tifosi del Grifone, della Sampdoria, della Roma, della Nazionale. «Ogni tanto — dice Corsi — ci sentiamo, siamo rimasti molto legati. Consigli? È più lui che li dà a me. Non ne abbiamo parlato, ma se dovesse arrivare davvero a Firenze si riaccenderebbe la mia passione per i colori viola. Sarebbe un motivo in più per tornare al Franchi a tifare per lui e la Fiorentina». D’altronde lo scugnizzo diventato Aeroplanino il temperamento per affrontare una piazza diffidente e difficile come quella di Firenze ce l’ha, eccome. Poco più di un anno fa, passando dai Giovanissimi della Roma alla prima squadra, rispose così a chi gli faceva notare la sua scarsa esperienza: «In serie A ho fatto più panchine io che tanti altri allenatori». E poi lui è nato il 18 giugno, stesso giorno di Fabio Capello. Altro segno del destino?

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