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Archive for luglio 2011

Un mio pezzo uscito oggi sul Corriere Fiorentino

Che Firenze avesse bisogno di una «spintona» (come scrive Elena Stancanelli nella sua chiacchierata con Renzi sull’ultimo numero del Venerdì di Repubblica) era chiaro a tutti. Soprattutto per riconquistare quel ruolo di capitale della cultura, dell’innovazione, della bellezza, per troppo tempo dimenticato (anche dagli stessi fiorentini).
Ma questa «spintona» non potrà risolversi solo nella pedonalizzazione di uno spicchio del centro (non l’ultimo, pare). Mettendo da parte le pur indispensabili discussioni su tempi (allungati, accorciati?) di percorrenza di taxi, auto, bici e moto, o sulle legittime richieste di chi risiede nelle zone super-proibite, è utile fermarsi a ragionare sul significato culturale dell’operazione. Tutti a piedi, ok: ma per andare dove? Il sindaco dice di immaginare una Firenze «pulita come Chicago, attenta ai dettagli come Shangai e libera come Berlino» . Se questi sono gli obiettivi, di strada da fare — con o senza auto— ce n’è davvero tanta.
Dopo due anni a Palazzo Vecchio, al di là degli annunci (in attesa di verifica) sul piano strutturale “volumi zero” e sulla «citta’ con giardini ovunque e liberata dallo smog» , Renzi non ha ancora chiarito fiorentini come si muoveranno (loro, ma soprattutto i loro figli) per andare al lavoro: con una capillare moderna rete tramviaria? Con un servizio di bus finalmente efficiente? Né ha spiegato dove andranno al lavoro: tanti uffici rimarranno nel centro pedonalizzato o si cercherà di spostarli fuori? E dove potranno le giovani coppie comprare casa? E se dovessero decidere di vivere in centro dove potranno fare la spesa senza il rischio di un crac nel bilancio familiare? E sarà possibile per i più giovani divertirsi senza cedere alle serate alcoliche? Sono solo alcune delle domande che vorrebbero come risposta un disegno organico della città che sarà. Per ora si è invece andati avanti a strappi.
Renzi ha concluso il colloquio con la scrittrice fiorentina annunciando un “ritorno dei giovani” a rivitalizzare il centro. Su questo si sbaglia: i giovani ci sono da tempo, spesso ci arrivano da fuori e non sono mai andati via. Vagano la notte tra un locale e l’altro, tra uno shottino e una birra al minimarket (l’articolo di David Allegranti sul Corriere Fiorentino di domenica scorsa era una fotografia ironica ed efficace della realtà). Non basta l’accoppiata Oblate-Murate per far intravedere a Firenze un futuro da Berlino. Serve, anche e soprattutto, più attenzione alle esigenze e alle proposte di chi la città (che non è solo quella dentro le mura) la vive e la vorrebbe cambiare. Giorno per giorno. La cacciata delle auto ha creato un altro vuoto, resta da capire come (e se) lo si riempirà.

Antonio Montanaro

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