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Archive for aprile 2012

Un mio pezzullo dal Corriere Fiorentino di oggi

Dalle lacrime per la maglia numero 25 di Morosini circondata — all’ingresso del «Picchi» di Livorno — da fiori, poesie e sciarpe di ogni colore, alla rabbia per le divise rossoblù del Genoa abbandonate sul prato di Marassi dopo un pomeriggio di  follia. Due immagini, due pugni nello stomaco di un calcio sempre più simile a un gigante in bilico che, nel tentativo di non rovinare al suolo, distrugge tutto ciò che incontra sulla sua strada. Ma come è possibile passare, nel giro di una settimana, dal «volemoce bene» degli ultras avversari ai funerali del calciatore morto in diretta tv al «toglietevi la maglia altrimenti non uscite da qui» della vergognosa sceneggiata subita da Frey e compagni? Purtroppo sono due facce (apparentemente diverse) dello stesso fenomeno: lo sport Auditel. Quello che se i toni non sono alti non ne vale la pena e che, quindi, più si esagera e più si ottiene attenzione. E allora la maglia viene brandita — come ha scritto sulla Gazzetta dello Sport Andrea Monti — come «vessillo di un torneo medievale». Da omaggiare nel caso dello sfortunato Piermario Morosini o da usare come ostaggio della violenza nel caso di Genova. Eppure, per chi ha vissuto il calcio fin da bambino, la maglia dovrebbe essere sempre una sorta di oggetto sacro, da consegnare alla mamma (o al magazziniere) nella speranza che le macchie di fango vadano via senza intaccare i colori o il numero stampato sulle spalle. Perché se esiste una sacralità del calcio non è fatta certo di cerimonie o di riti guidati dalle telecamere, ma di piccoli gesti che ne alimentano di volta in volta la magia. Come, per esempio, quello dei tifosi del Wolverhampton (Inghilterra, Premier League) che domenica pomeriggio hanno applauidito in lacrime la loro squadra, matematicamente retrocessa dopo la sconfitta casalinga contro il Manchester City di Mancini. Durante l’anno la tifoseria dei Wolves ha criticato — duramente, senza però mai cadere nell’inciviltà — le scelte dell’allenatore e del club, ma nel momento più difficile i tifosi presenti sugli spalti hanno alzato al cielo le sciarpe arancioni, intonando i canti di sempre. A Firenze, dopo l’intervento chiarificatore di Andrea Della Valle, il Franchi è tornato a incitare la squadra di Rossi e domenica Ljajic — nonostante avesse sbagliato il rigore che poteva tirar fuori i viola dalle secche della classifica — è rientrato negli spogliatoi tra gli applausi di incoraggiamento. Nel calcio, come nella vita, la linea che separa il bene dal male è molto sottile e incerta. Ma lealtà, coraggio, impegno prima o poi vengono premiati. Con un gol o con un coro da cantare a squarciagola.

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