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Archive for dicembre 2016

Un mio pezzo sul Corriere Fiorentino di sabato 17 dicembre

2046670-enrico_rossiNostro, sinistra, sociale, politica: così parlò Ernico Rossi, il governatore della Toscana che punta a soffiare la guida del Pd a Matteo Renzi. E il duello si gioca anche, soprattutto, sul linguaggio.  «L’elemento più evidente — sottolinea Alessandro Lenci, docente del Laboratorio di linguistica computazionale dell’Università di Pisa, davanti all’appello che Rossi ha indirizzato a Fabrizio Barca giovedì scorso — è l’utilizzo del “nostro”. Il nostro elettorato, il nostro partito, la nostra gente: appare chiaro il tentativo di recuperare la pluralità in risposta all’egocentrismo e al narcisismo renziano». Ma c’è anche la ricomparsa della parola «politica». «E — continua Lenci — non è una cosa banale, perché negli ultimi tempi questo termine ha acquisito un’accezione negativa. Invece Rossi lo ripropone con il significato di linea, programma. C’è un cambio notevole da questo punto di vista».
Certo, quello del governatore è un testo rivolto a un collega di partito, a un «pari», anche se parla a lui perché altri intendano. «Poi c’è l’utilizzo di termini come lavacro, arso: un linguaggio difficile, non immediato. Cita il “peronismo culturale”, un riferimento giusto, dotto, colto. Ma quanti, anche tra i militanti del Pd, sono in grado di coglierlo?». E qui veniamo al punto più controverso della comunicazione di Rossi: «Va bene andare oltre Renzi — fa notare il linguista dell’Università di Pisa — ma non bisogna fare l’errore di tornare indietro, di voler parlare come Berlinguer. Siamo tutti nostalgici di quel tipo di politica fatta con i piedi per terra, però quanto sarà comprensibile oggi? La società è cambiata, la nostra lingua è cambiata».
Vero, siamo pieni delle metafore bersaniane e dei luoghi comuni renziani, «però attenzione a non rinchiudersi in un linguaggio che puzza di casta». Dovrebbe esserci, dunque, una terza via, anche nell’uso delle parole: «Bisogna superare l’equivoco relativo all’idea che il contenuto semplice sia necessariamente un contenuto vuoto: non è vero. Superare l’auto-narrazione renziana, la sua auto-mitologia non significa per forza ritornare a un linguaggio politichese. Perché c’è il rischio che per distaccarsi dal contenuto semplice ti distacchi anche da una modalità di comunicazione che è quella dei nostri tempi e con cui bisogna per forza di cose fare i conti». La sfida allora sta principalmente nel recuperare l’elettore che, per un motivo o per l’altro, si è allontanato dal Pd. «E chi lo ha fatto — conclude Lenci — non è quello che usa abitualmente il termine “lavacro”. Si sono allontanate le classi che hanno una scolarizzazione medio bassa, che usano un linguaggio semplice, immediato. Se si vuole ritornare a una politica della segreteria, il pericolo è che nasca una proposta con un linguaggio già vecchio e che non riesca a toccare la pancia e la testa degli elettori».

Antonio Montanaro

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