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Archive for gennaio 2017

Una chiacchierata con Maurizio de Giovanni, su Napoli, il noir in tv , i Bastardi di Pizzofalcone, uscita oggi sul Corriere Fiorentino.

i-bastardi-di-pizzofalcone-678x381Una serie tv, I bastardi di Pizzofalcone, che ha fatto il pieno di ascolti su Rai 1 in prima serata (record sia lunedì che martedì con oltre il 25 per cento di share); una seconda, con protagonista il commissario Ricciardi, altro suo personaggio cult, in preparazione sempre per Rai 1 («siamo in fase di ultimazione della sceneggiatura ed è già stata scelta la regia»). Per Maurizio de Giovanni, scrittore napoletano dalla cui penna continuano a uscire noir di successo, è un momento d’oro. «Non me lo aspettavo — spiega — accolgo i dati sugli ascolti dei “Bastardi” in maniera divertita e turistica. D’altronde sono solo l’autore dei libri e ho firmato con Silvia Napolitano e Francesca Panzarella la sceneggiatura. Chiaramente questa serie tv ha una veste, una forza, una capacità indotta da moltissime professionalità, prima di tutto quella degli attori. Io sono soltanto un frammentino di un lavoro straordinario».  De Giovanni sabato sarà a Firenze per un doppio appuntamento: alla Ibs (ore 17.30) per la presentazione di Pane per i bastardi di Pizzofalcone, l’ultimo libro della serie pubblicata da Einaudi, e al teatro Puccini (ore 21) per uno spettacolo con l’attrice Gaia Nanni e il chitarrista Giuseppe Scarpato («leggeremo alcuni miei racconti, con un originale accompagnamento musicale»). Noir e televisione, un binomio che sembra attrarre sempre di più il pubblico italiano: «Sì — conferma lo scrittore — il nostro romanzo nero è in un momento di congiuntura favorevole. Gli esempi sono tanti: dal maestro Camilleri a Carlo Lucarelli, da Antonio Manzini, a Marco Malvaldi. E ancora Giancarlo De Cataldo, Massimo Carlotto: l’elenco è lunghissimo». Ma quanto incide la spinta della tv? «Credo che la letteratura dia alla televisione più di quanto riceva. Certo, le serie, i film, il cinema influenzano e danno un impulso interessante, ma la letteratura è la letteratura: c’era prima e ci sarà anche dopo. La televisione più si rivolge ai testi letterari più aumenta in qualità e in originalità».  Al centro dei romanzi di de Giovanni c’è sempre Napoli, la città dove vive e scrive. Per la precisione due Napoli, quella di oggi nei Bastardi di Pizzofalcone e quella degli anni Trenta nella saga del commissario Ricciardi. «Le differenze riguardano essenzialmente la scomparsa della comunità del vicolo, la vita in strada che c’era agli inizi del Novecento non c’è adesso. La Napoli attuale è una città che corre, quella degli anni Trenta una città che camminava. La differenza fondamentale sta nella velocità, che influenza comportamenti e modi di fare». Certo, alcuni tratti resistono: «Il napoletano continua ad avere un atteggiamento di sorridente malinconia. Siamo sostanzialmente sudamericani, penso che Napoli sia la città più sudamericana fuori dal Sudamerica. Abbiamo questa nostalgia che ci fa sorridere, anche nei momenti più tristi. Ma che nel contempo ci dà modo di versare qualche lacrima anche quando siamo particolarmente allegri. Ed è il motivo per cui gli scrittori, i cantanti, gli artisti, i teatranti napoletani si riconoscono rispetto agli altri».  Eppure dai Bastardi viene fuori una realtà completamente diversa da quella descritta da Roberto Saviano in Gomorra, altra fiction di successo. C’è contrapposizione? «Il punto è che io ma anche Saviano non raccontiamo Napoli, raccontiamo storie ambientate a Napoli. Raccontare Napoli è materia di sociologi, di politici, io non so Roberto che tipo di messaggio abbia in mente di mandare o se ce l’abbia in mente. Io racconto solo storie e lo faccio ambientandole a Napoli, una metropoli con tre milioni e mezzo di abitanti, che si estende su un’area enorme, all’interno della quale c’è tutto e il contrario di tutto. I miei romanzi si svolgono nel mondo della borghesia, nei salotti bene, ma ci sono anche i vicoli. È una realtà, sono aspetti della stessa città, non ci vedo una contrapposizione». Eppure, Saviano e il sindaco De Magistris litigano proprio su questo punto: «Capisco poco la loro polemica — sottolinea — dicono cose entrambe vere e compatibili. Perché bisogna negare che esistano aree di Napoli che sono preda di un certo tipo di criminalità e danno vita a eventi drammatici? Ma allo stesso tempo non penso sia possibile negare una forza di riscatto, una vis culturale, che non c’è stata negli anni precedenti. Penso che in questo momento Napoli, insieme con Torino, sia la città più vivace dal punto di vista culturale. Adesso è così, tra cinque anni chissà. Vorrei però che ci fosse un minimo di serenità di giudizio». Un’ultima battuta su un altro tema che sta dividendo Napoli: lo spettacolo con Maradona al San Carlo, in programma lunedì prossimo. «È un’operazione di assoluta coerenza — risponde de Giovanni — non è uno scandalo, penso che un tempio della cultura come il San Carlo debba raccogliere i valori della comunità. E questi valori possono essere di vario tipo: non capisco perché l’erogatore di maggior gioia nel corso della storia recente della città debba essere escluso da quello che è un luogo di gioia e di felicità».

Antonio Montanaro

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