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Archive for gennaio 2008

Filma che ti pago

YouTube paga i video più cliccati. Almeno in Gran Bretagna.

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Un lupo reporter, una nonna sprint e un’esilarante capretta canterina: ecco la vera storia di cappuccetto rosso. L’ho vista in dvd sabato sera e non ridevo così da tempo. Da tenere in videoteca e tirar fuori quando l’umore è grigio.

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Una poltrona al sole

La battaglia finale di ieri sera al Senato sarà ricordata a lungo. Non per lo spessore del dibattito politico, ma per le gag simil Bagaglino andate in scena a Palazzo Madama. Niente di cui stupirsi, certo. Lo squallore di questa classe politica (Prima, Seconda? Forse più Repubblica Zero) oramai da qualche anno è sotto gli occhi di tutti. Scrive Massimo Gramellini su La Stampa di oggi:
Fino a vent’anni fa, la classe politica restava lievemente migliore della media dei suoi elettori. Ora l’identificazione è totale. Anzi, la Casta è talmente democratica che ha deciso di scendere anche più in basso. (…) Rinserrato nel suo tinello, l’Italiano osserva questi guitti con la stessa smorfia di degnazione che riserva ai concorrenti del telequiz che, alla domanda se la Sacher sia il dolce tipico dell’Austria o del Rwanda, non sanno quale delle due accendere. Li osserva e all’improvviso si sente serissimo e intelligentissimo. Solo che si chiede perché mai dovrebbe di nuovo andarli a votare.

E allora – per gioco – provo a fare un po’ di pagelle, così come avviene dopo una partita di calcio.

(altro…)

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(Ri)Ascoltare i vecchi dischi di Pino Daniele è come sfogliare un vecchio album fotografico. Luoghi, colori, vestiti, volti che il tempo ha rosicchiato. Lasciandone una traccia leggera. Ma ricca di emozioni. In questi giorni si fa un gran parlare della reunion del gruppo storico del cantautore napoletano (Tullio De Piscopo, James Senese, Tony Esposito, Rino Zurzolo e Joe Amoruso). Oggi ne ha scritto la Repubblica (pagine locali, non è on line), ma anche altri quotidiani e siti internet se ne sono occupati. Pino e il “super gruppo” in una sala d’incisione romana a cercare di ricostruire l’alchimia di 20-25 anni fa. Possibile? A leggere le dichiarazioni dei protagonisti sì. La cosa però puzza di operazione studiata a tavolino. Per risollevare le sorti di artisti che, pur nella loro immensa bravura, negli ultimi tempi vivono nella penombra del mercato musicale italiano. Certo, nulla di male. Altre volte i risultati sono stati buoni. Anche in termini qualitativi. Io qualche dubbio ce l’ho (mi infastidisce soprattutto l’effetto “nostalgia” per grandi esperienze del passato riproposte in contesti notevolmente mutati). Ma spero che si dissolva al primo ascolto di quello che dovrebbe essere un triplo cd di “vecchie canzoni con un vestito nuovo”(per dirla alla Fossati). E se proprio queste versioni con i capelli bianchi dovessero deludermi, posso sempre mettere su Sciò e mostrare un paio di corna al ritmo di Mo’ basta.
P.s. Per gli appassionati ho scovato su YouTube questa versione unplugged e in bianco e nero di Alleria. Da brividi.

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Napoli soffoca nell’immondizia. Non solo Napoli, a dire il vero. Ma tutta (o quasi) la Campania. E’ un mare di sacchetti che ciclicamente invade strade, campagne, piazze. Oramai da 14 anni. Nel post precedente ho linkato un mio reportage del maggio scorso, ma se si fa un rapido giro in Rete ci sono centinaia di articoli che raccontano l’emergenza. Qui un pezzo su Narcomafie di Daniela De Crescenzo (giornalista di Repubblica) molto documentato. Al di là del blob nauseabondo, è arrivato il momento di puntare sulle responsabilità politiche di questo disastro. Che – chissà perché – passano sempre in secondo piano. Come se i rifiuti fossero sputati dalle viscere della terra da un Vesuvio ribollente di schifo. No, non è una calamità naturale. E’ un guasto creato dall’uomo. E dalla politica. Fa specie che un ministro dell’Ambiente (campano) nelle interviste continui a sbandierare la raccolta differenziata come unica panacea ai mali di Partenope (e i rifiuti differenziati dove andrebbero a finire?). Fa specie che ogni volta riaffiori la frase, accompagnata da una scrollata di spalle, “è la camorra che soffia sulla protesta”. Quasi a voler assecondare un fatalismo che aggiunge forza al potere dei clan. Penso che abbia ragione Francesco Merlo nel suo editoriale di oggi:
(…) Soffocata dagli escrementi di Napoli c’è infatti l’idea, con la quale eravamo cresciuti, che può esistere una maniera dolce di governare e di amministrare anche il nostro meraviglioso mondo meridionale. Muore tra i miasmi la speranza che i Bassolino avrebbero dato al Sud una nuova organizzazione, una nuova estetica, un nuovo ordine, una nuova etica: amministrare senza ammazzare, senza imbrogliare, senza scannarsi l’un l’altro (…) Perché l’orrore non diventa emergenza nazionale?

Prendere in mano la situazione non è facile. Ma che lo faccia qualcuno, il governo per esempio. Con coraggio e forza. Solo così – probabilmente – si potrà chiudere questa pagina oramai troppo stropicciata della storia meridionale.

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Retro-head

Dopo aver scatenato un dibattito più o meno acceso (qui una traccia interessante) per la scelta di mettere in download (con offerta libera) il loro ultimo album, i Radiohead fanno marcia indietro. E cedono allo strapotere di iTunes. In Rainbows da ieri è in vendita anche sul sito musicale della Apple.

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