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Archive for febbraio 2017

Un articolo uscito sul Corriere Fiorentino di oggi

mian

Salvini, Mian e Ceccardi

Ama ripetere: «La felicità non è di sinistra, ma quasi…». E per entrare nel favoloso mondo di Maurizio Mian bisogna allacciarsi le cinture e partire proprio da quel «quasi». Perché l’eccentrico imprenditore pisano, 61 anni il 25 marzo, nella sua vita è stato e continua a essere uno, nessuno, centomila.
Soprattutto in politica: quasi radicale (nel 2006 è stato candidato al Comune di Pisa con la «Rosa nel pugno» e pare che Marco Pannella, prima di rassegnarsi alla sua incostanza, lo adorasse); quasi piddino e bersaniano quando nel 2012 sborsando circa 7 milioni diventa socio di maggioranza de l’Unità («Volevo lanciare attraverso il giornale il mio progetto di felicità, ma il partito mi ha trattato come un bancomat», si è sfogato qualche mese dopo il fallimento dell’operazione e del giornale); quasi grillino dopo aver comprato all’asta su eBay per 10.150 euro il Piaggio Mp3 nero con cui Alessandro Di Battista — nome di battaglia Dibba — ha girato l’Italia in estate («Cosa vedo di buono nel M5S? Per ora restiamo a questa iniziativa. Mi sembra bello dare una mano, vediamo che succede. Sono uno che fa esplorazioni. Per lo meno con 10 mila euro loro mi hanno dato una moto. Dall’Unità con una cifra mille volte superiore mi hanno lasciato solo delusioni», ha detto al Tirreno); infine quasi leghista, perché ieri mattina è partito di buon ora da Cascina insieme alla sindaca Susanna Ceccardi per incontrare il leader del Carroccio Matteo Salvini (è stata lei stessa a pubblicare una foto di tutti e tre su Facebook con un’emblematica didascalia: «Dallo scooter… alla ruspa»).
Si sono fermati a chiacchierare per più di un’ora a Palazzo Marino. Di cosa? «Di tutto, dalla politica nazionale a quella locale — spiega la giovane pasionaria anti unioni civili — era da tempo che me lo chiedeva. Avevamo programmato da qualche mese questo viaggio, voleva conoscere il Trump italiano». Anche quasi trumpista, dunque. E non poteva essere altrimenti, visto che Maurizio Mian è diventato Maurizio Mian soprattutto per una bufala messa in giro da lui stesso: quella del cane Gunther, il suo pastore tedesco, che avrebbe ereditato da una teutonica nobildonna la cifra di 150 milioni di marchi. L’eredità vera invece è quella che gli ha lasciato la madre, Gabriella Gentili, a capo di un impero farmaceutico con svariati brevetti poi venduto agli americani della Merck Sharp & Dohme.
In quel mare di quattrini Mian naviga a gonfie vele con la Gunther Corporation, società che ha interessi in vari settori, tra cui gli immobili di lusso e la produzione di programmi televisivi. A Miami ha una villa che è stata di Madonna, dove si rifugia quando non ne può più dell’umidità che arriva dall’Arno. L’unico punto fermo della sua vita bohémien è il calcio, il Pisa nello specifico. Sua mamma andava in curva con gli ultras e lui nel 2002 se l’è comprato il club nerazzurro, per poi rivenderlo tre anni dopo. Quest’estate ha fiutato l’aria frizzantina che tirava sotto la Torre per lanciarsi nel ciclone dei possibili acquirenti della società. Per qualche giorno è stato perfino quasi presidente. Poi si è tirato fuori. Farà così anche con i trumpisti Grillo e Salvini?

Antonio Montanaro

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