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Archive for novembre 2015

Andamento Tullio

Una chiacchierata con il maestro Tullio De Piscopo, pubblicata oggi sul Corriere Fiorentino

piscopo2«Da bambino, prima di andare a letto fantasticavo: farò questo, farò quello. Molti di quei sogni si sono avverati, altri no. Ma ho ancora un bel po’ di tempo…».  Tullio De Piscopo il prossimo 24 febbraio compirà settant’anni, cinquanta dei quali passati in giro per il mondo a suonare con la sua batteria. E fa strano che un jazzista apprezzato a livello internazionale, napoletano verace, maestro delle percussioni abituato agli «alelai bum bum» della vita, scelga proprio la Toscana (e la Versilia) per iniziare il tour celebrativo — per i 50 anni di carriera, appunto — «Ritmo & Passione».

Lui la spiega così: «Cercavo un posto tranquillo dove fare le prove, non volevo scocciature, gente che entrava e usciva dal teatro, un posto con il mare vicino, perché il mare per me è importante, mi rilassa». Domani sera, dunque, al Teatro Comunale di Pietrasanta Tullio De Piscopo inizierà un nuovo viaggio, l’ennesimo. Questa volta insieme a Joe Amoruso e alla Nuova Compagnia di Canto Popolare. «C’è Napoli, ma non solo. In questo spettacolo, come nel triplo cd Musica senza padroni 1965-2015, ho voluto lasciare traccia del suono che nasce dalla collaborazione tra musicisti, dal sentimento, dalla sperimentazione. Così magari i giovani capiranno come si suonava un tempo, come si registrava: c’era un lavoro di gruppo, di arrangiamenti. Il sound non era nella marca degli strumenti ma nelle nostre mani, nel nostro cuore».

Parla come un santone Tullio De Piscopo, e se lo può permettere. Perché pochi in Italia vantano collaborazioni così importanti e variegate. Dal jazz al pop, dal blues alla dance. Quincy Jones, Astor Piazzolla, Chet Baker, Billy Cobham, Gil Evans, Gato Barbieri, Fabrizio De André, Nanà Vasconcelos, Vinicius De Moraes, Gerry Mulligan, tanto per cintarne qualcuno da una lista lunghissima. E poi c’è Pino Daniele, che lo riporta qui in Toscana, in Maremma, ai giorni passati a chiacchierare e a «creare» nella villa di Magliano, dove «l’uomo in blues» ha trascorso le ultime ore prima del malore e dell’assurda corsa verso la morte. «Quando lo andavo a trovare — racconta Tullio — voleva sempre che dormissi da lui, niente albergo. E tiravamo fino a notte suonando, scrivendo, confrontandoci». D’altronde lui e Pino Daniele hanno condiviso con Rino Zurzolo, Tony Esposito, Joe Amoruso, James Senese, gli anni incredibili del «Neapolitan power»: «Non so spiegare a parole quello che succedeva quando suonavamo insieme, era alchimia pura, una magia irripetibile. Pino riusciva a ottenere il massimo dal talento di ognuno di noi, non penso sia possibile replicare quell’esperienza. Probabilmente non abbiamo ancora la misura di quanto sia stato grandioso quel momento, anche in termini di linguaggio, non solo musicale. Chi vuole scrivere canzoni in napoletano, per esempio, non può non avere come riferimento la poesia di Pino Daniele». Per Tullio De Piscopo la fotografia di quegli anni è il brano Toledo, che non a caso ha inserito nella super raccolta uscita il 13 novembre scorso.

Ma torniamo alla Toscana, terra di affetti («una sorella di mio padre stava a Livorno e ci venivo spesso da bambino») e di ricordi piacevoli: «Nelle mie prime serate, quando ero giovincello, suonavo spesso in un night club del centro di Firenze, il “Pozzo di Beatrice”. Erano gli anni Sessanta-Settanta, la città era bellissima, si respirava un’atmosfera frizzante. Poi ci sono tornato molte volte per i festival dell’Unità che avevano sempre una sezione dedicata al jazz. Proprio grazie al responsabile cultura dell’Arci ho assaggiato per la prima volta la bistecca fiorentina, ora ogni volta che passo da Pistoia, dove c’è l’azienda che mi costruisce i piatti per la batteria, non posso fare a meno di mangiarla».
La banda De Piscopo è a Pietrasanta da domenica mattina («voglio preparare bene ogni particolare»). Ma un musicista che ha collaborato con i mostri sacri del jazz e del pop («mi manca solo Miles Davis, ma quante volte ho suonato dietro i suoi dischi per cercare di entrare nel suo suono») non si vergogna un po’ ad aver partecipato più volte al Festival di Sanremo? «E perché dovrei? Rifarei tutto quello che ho fatto. Se non ci fosse stato Andamento lento non sarei mai riuscito a comprare quella casa che la mia famiglia meritava. Prima di Andamento lento nessuno mi dava una camera d’albergo dopo le serate: gli artisti americani avevano il Grand Hotel e io dopo i concerti dormivo in macchina».

Un ragazzino di 70 anni: a parlarci Tullio De Piscopo dà questa sensazione. Anche quando racconta la consacrazione agli occhi della madre («Un giorno venne a Milano e le presentai Mike Bongiorno a un evento Ferrari, mi guardò e mi disse: allora se lo conosci sei veramente famoso») o di quando portava con sé nella sala prove di Formia Pietro Mennea, conosciuto a pranzo nel vicino centro Coni («Un grande uomo, un uomo del Sud anche lui: mi chiedeva ma come fai a suonare così? E io gli rispondevo: come fai tu a essere così veloce in pista»). Infine un pensiero per i ragazzi del Duemila: «Noi avevamo i night club, le balere dove crescere e formarci. Oggi queste esperienze mancano e si vede. Certo, puoi mettere una canzone su Internet, a disposizione di tutti, ma poi devi fare in modo che la ascoltino e non è affatto facile. A me viene un nervoso quando dicono ti ho mandato una email con una traccia audio, mi mandi il tuo pezzo? A proposito, che fine hanno fatto le care vecchie Bic?». Ma questa è un’altra storia. O quasi.

Antonio Montanaro

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