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Archive for febbraio 2012

Un mio pezzo uscito sul Corriere Fiorentino di oggi

C’è qualcosa di romantico (e di inevitabilmente retrò) nel veder giocare di domenica e con la luce del sole tutte le partite di serie A. Accade qualche volta alla fine del campionato, quando un anticipo o un posticipo potrebbe in qualche modo falsare la corsa allo scudetto, all’Europa, alla salvezza. Ieri, invece, ci ha pensato il vento della Siberia a riportarci indietro di almeno venticinque anni, quando le partite cominciavano tutte alle 14.30 e ce le raccontavano alla radio le voci di Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Ezio Luzzi, Alfredo Provenzali (tanto per citarne qualcuna). Poi aspettavamo 90° minuto alle 18.30: Paolo Valenti leggeva schedina e classifiche e ci guidava nei collegamenti con i vari Marcello Giannini, Tonino Carino, Luigi Necco, Giorgio Bubba. Subito dopo – intorno alle 19 – c’era la sintesi (di solito il secondo tempo) del match più importante della giornata. Infine, alle 22.30, la Domenica Sportiva con i servizi lunghi (a volte veri capolavori di giornalismo), le voci, le interviste. Un calcio d’altri tempi, che – con buona pace dei romantici – non ritornerà più. Eppure di quella stagione qualcosa rimane: gli stadi. E già, perché il Franchi, il San Paolo, il Meazza, il Sant’Elia (ci fermiamo qui perché l’elenco è lungo) se non sono gli stessi di venticinque anni fa, poco ci manca. Qualche ritocco è stato fatto, prima per Italia ’90 poi per adeguare i campi alle esigenze televisive: in qualche caso migliorando la situazione, in altri peggiorandola. Ma mentre negli anni Ottanta-Novanta quegli stadi erano pieni, oggi sono quasi vuoti. E non solo per colpa delle pay-tv e della crisi economica, ma anche perché le abitudini di chi ama il calcio (e della società italiana in generale) sono cambiate. Tuttavia se un tifoso o un semplice appassionato sapesse che la domenica (o il sabato, il martedì, il mercoledì, talvolta il venerdì) lo aspetta – che ci sia vento, neve, pioggia o sole –  una comoda poltroncina al coperto dalla quale guardare la partita, forse ci penserebbe due volte prima di abbandonarsi sul divano del salotto. Se poi sapesse che allo stadio ci può arrivare tranquillamente in auto, in metropolitana, in tram, magari con la famiglia e senza correre il rischio di beccarsi una manganellata perché qualche esasperato quel giorno doveva sfogare la sua rabbia, il decoder lo utilizzerebbe solo per le partite delle altre squadre o dei campionati esteri. E ancora, se sapesse che il presidente della squadra per cui fa il tifo gli mette a disposizione, per quella poltroncina, sconti, promozioni, agevolazioni per lui, i figli, i nipoti, la loro scuola, si sentirebbe ancora più legato a quei colori e forse sarebbe disposto anche a spendere qualcosina in più. Ipotesi, certo. Che però in alcuni casi – vedi soprattutto Inghilterra, Spagna, Germania – funzionano, eccome. In Italia la Juventus è un passo avanti, altri intendono provarci.  Ma questo viaggio verso un calcio più “accogliente”, per arrivare a una meta, ha bisogno della mano di tutti: dei club, certo, ma anche delle istituzioni, della politica. Perché uno stadio non è un’isola per appassionati da sbattere in periferia: necessita di un indotto (trasporti pubblici, parcheggi gratuiti, negozi, musei, parchi a tema) che lo renda accessibile, appetibile. Altrimenti ci si ritroverebbe con una struttura nuova e con problemi vecchi. A Firenze il sindaco Matteo Renzi ha già individuato un’area (la Mercafir) e assicurato che entro maggio sarà pronto il bando per la costruzione dello stadio. La Fiorentina – lo ha detto l’ad Sandro Mencucci pochi giorni fa – per ora aspetta “di conoscere più dettagli”. La speranza è che finalmente si muova qualcosa, nell’interesse della città e del calcio. Le partite tutte di domenica sono una romantica eccezione, il campionato spezzatino a misura delle pay tv l’inevitabile realtà: se non ci sarà una svolta sulla questione stadi avremo – con il gelo o con il tepore primaverile – tribune sempre più vuote e salotti sempre più pieni. E allora la serie A forse si potrà giocare anche solo alla Playstation…

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