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Posts Tagged ‘Delio Rossi’

Un mio articolo sul Corriere Fiorentino di oggi

Un prof esasperato da una classe che risponde alle sue lezioni con le palline di carta.È probabilmente l’immagine che meglio fotografa lo stato d’animo di Delio Rossi nelle sue ultime ore in viola (prima, ma anche dopo il fattaccio di mercoledì sera). D’altronde lui quel gruppo se l’è ritrovato, non l’ha potuto formare. E forse nemmeno immaginava che avrebbe avuto di fronte una decina di Gian Burrasca del pallone, per nulla intenzionati a sgobbare su schemi, posizioni da rispettare, verticalizzazioni, lunghe sedute di tattica. Ieri nella conferenza stampa di scuse (condite da qualche detto e non detto di troppo) ha sottolineato i suoi inizi «ad allenare i bambini per portarli via dalle strade, i giovani, gli operai nei polverosi campi di periferia». Una funzione pedagogica dell’allenatore che, evidentemente, il black out di follia gli ha fatto dimenticare. Ma non si può giustificare tutto con la perdita (si spera momentanea) di senno. In fondo, un professore davanti a una classe di studenti indisciplinati ha poche scelte: o fa finta di nulla e si becca le palline di carta o va dal preside per chiedere provvedimenti disciplinari o decide di alzare bandiera bianca. Delio ha insistito, con tenacia e orgoglio, forte delle sue esperienze che in passato lo hanno portato ad essere molto apprezzato da calciatori, presidenti e (soprattutto) tifoserie. «Tanto prima o poi li convinco che se fanno come dico io è meglio», avrà pensato quando Jovetic, Cerci, Ljajic, Vargas, Kharja — tanto per citarne qualcuno — sbuffavano all’ennesimo richiamo. Con il Foggia, la Salernitana, il Pescara, la Lazio, il Palermo ha funzionato. Qui no. Il fatto è che nel calcio dei massimi profitti (in campo e nei conti in banca) con i giocatori quello che andava bene un anno fa può risultare inefficace oggi. E gli allenatori-maestro come Rossi trovano sempre più difficoltà. Soprattutto quando si trovano a dover rinunciare a una parte consistente della loro filosofia di gioco (e di vita). Oggi a chi sta in panchina viene chiesto di saper gestire un gruppo, di motivarlo e di portarlo a raggiungere subito livelli di rendimento altissimi. Di tempo per insegnare ce n’è poco con tre partite a settimana. Vince chi ha più campioni in squadra e riesce a ridurre al minimo i capricci e lo stress emotivo di giovani bellimbusti che per lavoro — molto ben pagato — devono indossare maglietta, pantaloncini e scarpini. Rossi a Firenze non ha perso solo la panchina, ma anche una sfida tutta personale. E lo ha fatto nel peggiore dei modi, con una scarica di pugni contro quel ragazzino serbo che, lui più di tutti, stava tentando di far uscire dal torpore di un’illusione: quella che ti fa sentire un campione solo perché riesci a saltare l’avversario — e neanche sempre — con un dribbling.

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