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Archive for the ‘Politica’ Category

Un mio pezzo sul Corriere Fiorentino di sabato 17 dicembre

2046670-enrico_rossiNostro, sinistra, sociale, politica: così parlò Ernico Rossi, il governatore della Toscana che punta a soffiare la guida del Pd a Matteo Renzi. E il duello si gioca anche, soprattutto, sul linguaggio.  «L’elemento più evidente — sottolinea Alessandro Lenci, docente del Laboratorio di linguistica computazionale dell’Università di Pisa, davanti all’appello che Rossi ha indirizzato a Fabrizio Barca giovedì scorso — è l’utilizzo del “nostro”. Il nostro elettorato, il nostro partito, la nostra gente: appare chiaro il tentativo di recuperare la pluralità in risposta all’egocentrismo e al narcisismo renziano». Ma c’è anche la ricomparsa della parola «politica». «E — continua Lenci — non è una cosa banale, perché negli ultimi tempi questo termine ha acquisito un’accezione negativa. Invece Rossi lo ripropone con il significato di linea, programma. C’è un cambio notevole da questo punto di vista».
Certo, quello del governatore è un testo rivolto a un collega di partito, a un «pari», anche se parla a lui perché altri intendano. «Poi c’è l’utilizzo di termini come lavacro, arso: un linguaggio difficile, non immediato. Cita il “peronismo culturale”, un riferimento giusto, dotto, colto. Ma quanti, anche tra i militanti del Pd, sono in grado di coglierlo?». E qui veniamo al punto più controverso della comunicazione di Rossi: «Va bene andare oltre Renzi — fa notare il linguista dell’Università di Pisa — ma non bisogna fare l’errore di tornare indietro, di voler parlare come Berlinguer. Siamo tutti nostalgici di quel tipo di politica fatta con i piedi per terra, però quanto sarà comprensibile oggi? La società è cambiata, la nostra lingua è cambiata».
Vero, siamo pieni delle metafore bersaniane e dei luoghi comuni renziani, «però attenzione a non rinchiudersi in un linguaggio che puzza di casta». Dovrebbe esserci, dunque, una terza via, anche nell’uso delle parole: «Bisogna superare l’equivoco relativo all’idea che il contenuto semplice sia necessariamente un contenuto vuoto: non è vero. Superare l’auto-narrazione renziana, la sua auto-mitologia non significa per forza ritornare a un linguaggio politichese. Perché c’è il rischio che per distaccarsi dal contenuto semplice ti distacchi anche da una modalità di comunicazione che è quella dei nostri tempi e con cui bisogna per forza di cose fare i conti». La sfida allora sta principalmente nel recuperare l’elettore che, per un motivo o per l’altro, si è allontanato dal Pd. «E chi lo ha fatto — conclude Lenci — non è quello che usa abitualmente il termine “lavacro”. Si sono allontanate le classi che hanno una scolarizzazione medio bassa, che usano un linguaggio semplice, immediato. Se si vuole ritornare a una politica della segreteria, il pericolo è che nasca una proposta con un linguaggio già vecchio e che non riesca a toccare la pancia e la testa degli elettori».

Antonio Montanaro

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Un mio pezzo uscito oggi sul Corriere Fiorentino

Che Firenze avesse bisogno di una «spintona» (come scrive Elena Stancanelli nella sua chiacchierata con Renzi sull’ultimo numero del Venerdì di Repubblica) era chiaro a tutti. Soprattutto per riconquistare quel ruolo di capitale della cultura, dell’innovazione, della bellezza, per troppo tempo dimenticato (anche dagli stessi fiorentini).
Ma questa «spintona» non potrà risolversi solo nella pedonalizzazione di uno spicchio del centro (non l’ultimo, pare). Mettendo da parte le pur indispensabili discussioni su tempi (allungati, accorciati?) di percorrenza di taxi, auto, bici e moto, o sulle legittime richieste di chi risiede nelle zone super-proibite, è utile fermarsi a ragionare sul significato culturale dell’operazione. Tutti a piedi, ok: ma per andare dove? Il sindaco dice di immaginare una Firenze «pulita come Chicago, attenta ai dettagli come Shangai e libera come Berlino» . Se questi sono gli obiettivi, di strada da fare — con o senza auto— ce n’è davvero tanta.
Dopo due anni a Palazzo Vecchio, al di là degli annunci (in attesa di verifica) sul piano strutturale “volumi zero” e sulla «citta’ con giardini ovunque e liberata dallo smog» , Renzi non ha ancora chiarito fiorentini come si muoveranno (loro, ma soprattutto i loro figli) per andare al lavoro: con una capillare moderna rete tramviaria? Con un servizio di bus finalmente efficiente? Né ha spiegato dove andranno al lavoro: tanti uffici rimarranno nel centro pedonalizzato o si cercherà di spostarli fuori? E dove potranno le giovani coppie comprare casa? E se dovessero decidere di vivere in centro dove potranno fare la spesa senza il rischio di un crac nel bilancio familiare? E sarà possibile per i più giovani divertirsi senza cedere alle serate alcoliche? Sono solo alcune delle domande che vorrebbero come risposta un disegno organico della città che sarà. Per ora si è invece andati avanti a strappi.
Renzi ha concluso il colloquio con la scrittrice fiorentina annunciando un “ritorno dei giovani” a rivitalizzare il centro. Su questo si sbaglia: i giovani ci sono da tempo, spesso ci arrivano da fuori e non sono mai andati via. Vagano la notte tra un locale e l’altro, tra uno shottino e una birra al minimarket (l’articolo di David Allegranti sul Corriere Fiorentino di domenica scorsa era una fotografia ironica ed efficace della realtà). Non basta l’accoppiata Oblate-Murate per far intravedere a Firenze un futuro da Berlino. Serve, anche e soprattutto, più attenzione alle esigenze e alle proposte di chi la città (che non è solo quella dentro le mura) la vive e la vorrebbe cambiare. Giorno per giorno. La cacciata delle auto ha creato un altro vuoto, resta da capire come (e se) lo si riempirà.

Antonio Montanaro

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Avanti pop

Oggi Nichi Vendola ha presentato il suo nuovo partito. Il logo somiglia terribilmente a quello di un network radiofonico nazionale.  Solo un caso?

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Facciamo un gioco: proviamo a riportare indietro la lancetta della politica di cinque anni. Il Pd di Veltroni non esiste ancora. C’è l’Ulivo, con gli ex Pci e gli ex Dc di Ds e Margherita impegnati in un difficile percorso unitario. Rifondazione comunista è un partito forte, presente in molte giunte locali. Al governo nazionale ‐ come oggi – Silvio Berlusconi. Firenze e Napoli sono due roccaforti, inespugnabili, del centrosinistra. Domenici e Jervolino due sindaci che hanno un ruolo di primo piano nei rispettivi partiti. Stimati, forse più a livello nazionale che da napoletani e fiorentini. Eppure già allora si intravedeva un destino comune per le due città e per i loro primi cittadini. (altro…)

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Io non so quanto siano attendibili le minacce di morte a Roberto Saviano. Non sta a me saperlo. Io so solo che sono allergico alla retorica. So solo che se uno scrittore, giovane, coraggioso, dovesse veramente essere vittima di un attentato, le colpe ricadrebbero su chi in questi anni ne ha fatto un eroe. Per nascondere le proprie negligenze e la propria incapacità ad affrontare l’attacco (anche culturale) lanciato dalla criminalità organizzata. Ho l’impressione che Saviano serva soprattutto alla classe dirigente campana per lavarsi la coscienza: “Tanto c’è lui”. Basta un attestato di solidarietà un mese sì e l’altro pure per dare l’impressione all’opinione pubblica che una risposta allo strapotere dei clan ci sia. No, non funziona così. Mentre tutt’Italia – dieci anni fa, o giù di lì – applaudiva il rinascimento napoletano, fatto di piazze simbolo liberate dalle auto, Scampia diventava il crocevia internazionale del traffico di droga. Tutti sapevano, ma non si poteva dire: “Non disturbare il manovratore”. Ma allora qualcuno ci provò lo stesso (basta andare a scorrere le collezioni dei quotidiani locali di quegli anni). Oggi un romanzo che, in buona parte, raccoglie vicende già raccontate da articoli di giornale e da atti giudiziari, diventa un caso. Non solo editoriale (magari fosse solo questo), ma mediatico, politico. No, c’è qualcosa che non funziona. C’è un corto circuito insopportabile. Che danneggia non solo la società meridionale, ma anche lo stesso Saviano. Purtroppo. A sostegno di questo mio sfogo notturno, metto qui sotto un articolo pubblicato ieri sul Roma, quotidiano napoletano.

di ANDREA MANZI (dal Roma)

Dispiace che Roberto Saviano tolga le tende e vada un po’ all’estero per rientrare nella sua età e gustarsi amori e birre che anche un ventottenne cresciuto troppo in fretta merita. La vita pericolosa da lui affrontata con spirito di “servizio” ci avrebbe fatto prevedere sviluppi diversi, pur in presenza del rischio di un attentato peraltro vago, frettolosamente amplificato ed ora finanche smentito.
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“Gli operai non votano per formazioni elitarie”. Parto da questa considerazione di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom (intervista al Corriere della sera), per tentare un ragionamento sul voto di domenica scorsa e sulle prospettive della sinistra italiana (almeno di quello che resta). Ho votato Pd. L’ho fatto da sinistra, anche se non vedo ancora nel partito di Veltroni quell’anima laica, riformista, libertaria, che fa parte del mio bagaglio culturale. Non mi riconosco nel Pd, ma l’ho votato. Per due ragioni precise. Innanzitutto perché penso che W. abbia contribuito in maniera decisa a semplificare un sistema politico appesantito da una miriade di partitini sanguisuga. E poi perché era un modo, forse l’unico, per tentare di fermare l’avanzata della destra berlusconiana. Ho votato Pd sperando almeno in un “pareggio” al Senato. Così non è stato. Berlusconi ha stravinto, la sinistra (ma quale?) è scomparsa dal Parlamento. Eppure non vedo in questo risultato elementi drammatici. Né pericoli per la cara vecchia repubblica italiana, come alcuni commentatori (di sinistra, ma quale?) si sono affrettati a scrivere. (altro…)

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Ipse dixit

Oggi la premiata ditta Fini-Berlusconi annuncia la presentazione di un simbolo unico per le liste elettorali. “E’ una pagina storica”, commenta il leader di An. Ma pochi mesi fa (pochissimi) i toni erano sostanzialmente diversi. Quando la coerenza diventa un optional…

Gianfranco Fini (9 dicembre 2007): “Si sfida il ridicolo quando Berlusconi dice bisogna essere uniti, bussate e vi sarà aperto. Qui non siamo al teatrino della politica, ma alle comiche finali”.
Gianfranco Fini (9 dicembre 2007): “Non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel partito di Berlusconi”.
Silvio Berlusconi (25 novembre 2007): “La Cdl ormai era un ectoplasma, gli ex alleati mi hanno fatto perdere”.

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