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Archive for the ‘Famiglia’ Category

Un articolo pubblicato domenica scorsa sul Corriere Fiorentino

Top Tip, la versione per la tv

Top Tip, la versione per la tv

Non è una sfida topolino contro maialina. «Anche perché significherebbe tirarsi un sasso sul piede, visto che in Italia pubblichiamo noi le storie di Peppa Pig». Beatrice Fini, direttrice editoriale di Giunti, racconta la nuova avventura della casa editrice fiorentina con lo slancio (e l’apprensione) della mamma che accompagna il figlio al primo giorno d’asilo. D’altronde dalle parti di via Bolognese fino a qualche anno fa non avrebbero mai immaginato di fare da co-produttori di un cartone animato in programma sulla Rai e sulla tedesca Super Rtl (per ora). «È un altro mondo, un altro mestiere, di solito siamo noi che prendiamo personaggi dalla tv per portarli su carta». E invece stavolta è successo il contrario. Perché nel catalogo Giunti c’è un piccolo roditore di nome Topo Tip, ideato da Andrea Dami e disegnato da Marco Campanella, che dal 2003 è entrato pian piano nelle case dei bambini italiani prima e di quelli spagnoli, francesi, tedeschi, portoghesi, ucraini, perfino australiani poi. Libriccini semplici, con disegni acquarellati e racconti in cui tutti i piccoli in età pre-scolare (sotto i tre/quattro anni) si possono riconoscere. Non a caso ha un successo straordinario ad ogni latitudine (un milione e mezzo di copie vendute in Italia, otto milioni nel resto del mondo, Paesi arabi compresi). (altro…)

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Un pezzullino uscito oggi sul Corriere Fiorentino

Non è un mistero che la tanto decantata «scuola di qualità», promessa dall’ennesima riforma, resti, per ora, nel libro dei sogni del ministro Gelmini. Basta avere un figlio, un nipote, un fratello che ogni mattina si siede in un banco o dietro una cattedra per rendersene conto. Aule mezze sgarrupate (con finestre che ti cadono addosso), computer (quando ci sono) già vecchi e obsoleti, palestre sistemate alla buona in qualche garage o addirittura condivise con la scuola più vicina.

Ma, secondo i sindacati fiorentini, ci sarebbe ancora un altro diritto che verrebbe negato ai poveri ragazzini di materne e elementari: quello alla pipì. E già: «A Firenze — dichiarano a Repubblica — esistono scuole dove i bagni sono chiusi a chiave al di fuori di orari prestabiliti, come la ricreazione o il cambio dell’ora, in cui gli alunni possono essere accompagnati tutti insieme da una persona». Insomma, questo l’assunto dei sindacalisti di Cgil, Cisl, Uil, Gilda e Cobas, per colpa dei tagli della Gelmini i vostri figli non potranno più fare la pipì quando gli scappa, ma solo in orari prestabiliti. Solo una provocazione? C’è da augurarselo. Perché se fosse davvero così i presidi (ma perché no, anche la Gelmini) rischierebbero di essere incriminati per sequestro di persona. Nessuno (ci siano uno o dieci bidelli a disposizione) può impedire, infatti, a un ragazzino di cinque anni di andare in bagno se gli scappa, è chiaro a tutti.

Non ai sindacati, però, che sulla scuola vanno avanti, ormai da anni, in una rituale campagna di demonizzazione.  Descrivere il ministro come il «diavolo» responsabile di tutte le disgrazie non porta a nulla. Anzi, allontana la possibilità di un confronto serio su ciò che funziona (ed è da valorizzare) e su ciò che non va nella riforma voluta dal governo Berlusconi. In che modo abitare la scuola è un tema importante, che investe la qualità, il comfort degli ambienti dove i nostri ragazzi studiano e crescono, le persone che ci lavorano (quante e come). Parliamo di questo e lasciamo in pace i bambini: la pipì non può avere turni. Soprattutto a scuola.

Antonio Montanaro

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Una storia molto bella, che arriva da Teheran:
Un marito iraniano che ha abbandonato la moglie è stato condannato da un giudice a comprarle più di 8.000 libri, tutti di poesie, nel rispetto di un patto stabilito dai due al momento del matrimonio.
Giuro, la prossima volta che una donna tenta di avere una relazione con me per più di due mesi, mi appello al diritto islamico e le chiedo (in caso di – probabile – fuga) una fornitura speciale di Maalox e il catalogo intero della biblioteca nazionale di Napoli. Troppo?

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