Un mio pezzo uscito il 3 gennaio scorso sul Corriere Fiorentino e leggermente aggiornato
Osvaldo Soriano è morto giusto un anno prima che Santiago Martín Oliveira Silva (detto El Tanque) cominciasse la sua avventura da giramondo delle aree di rigore. Probabilmente se lo scrittore argentino lo avesse visto giocare, avrebbe accarezzato il suo inseparabile gatto e si sarebbe appuntato il nome dell’attaccante uruguaiano sul taccuino.
E già, perché Santiago Silva il fisico (e la storia) da eroe mancato ce l’ha, eccome: sarà la pelata, quegli ottanta chili e più su un metro e ottantacinque di muscoli; saranno quegli occhioni scuri e malinconici; sarà quel modo di muoversi così macchinoso che neanche Horst Hrubesch nella finale dei campionati del mondo del 1982. Sarà, ma El Tanque qui a Firenze proprio non ci vuole stare più. L’odore dell’erba gelata del Franchi (quello di Siena), sentito dalla panchina, potrebbe essere, infatti, l’ultimo suo ricordo del campionato di serie A. Dalle vacanze in Sudamerica non è ancora rientrato (ufficialmente per qualche linea di febbre) e non è detto che ci rientri. Perché dall’Argentina — sua seconda patria — continuano ad arrivare dichiarazioni d’amore per lui che qui — nonostante la maglia numero 10 passata per le spalle di Baggio, Rui Costa, Antognoni, Mutu — lascerà solo illusioni e speranze, spente dopo la prima incespicata davanti alla porta degli avversari. «Per me — aveva detto a Repubblica, appena arrivato in Toscana — il calcio è divertimento. Quando entro in campo mi trasformo, vedo la porta e ho fame». Del suo istinto famelico, però, al Franchi (quello di Firenze) resta solo una traccia, veloce, forse già dimenticata: il gol, su rigore, lasciatogli da un generoso Jovetic, negli ultimi minuti della partita vinta contro la Roma.
Un po’ poco per un nomade del pallone (ha giocato nei tornei di Uruguay, Brasile, Portogallo, Argentina, Germania, Italia), che del gol ha fatto — parole sue — «una missione». Via, da solo, valigie alla mano, da una parte all’altra del mondo, come un carro armato sempre a caccia di difese da abbattere (solo nel campionato argentino, dal 2006 al 2010, ha realizzato 83 reti). Evidentemente l’Italia non gli porta bene: era già arrivato dieci anni fa a Verona, al Chievo, senza disputare nemmeno una partita ufficiale. Poi il biglietto last minute per Firenze: una scommessa, persa. Per lui e per la società di Della Valle. El Tanque, infatti, entrerà di diritto nel libro delle meteore gigliate, insieme con il connazionale Diego Vicente Aguirre, allo spagnolo Javier Garcia Portillo, al brasiliano Keirrison de Souza Carneiro, tanto per citarne qualcuno. E i tifosi lo ricorderanno più per la somiglianza con Massimo Mattei, assessore di Palazzo Vecchio ed ex calciante, che per le sue fugaci comparse in maglia viola.
Ma la vita del bomber solitario va avanti e per Santiago Silva c’è già pronta una maglia del Velez, la squadra che ha lasciato (in malo modo) l’estaste scorsa, o del Boca Juniors, che ha chiesto aiuto perfino alla Federazione di calcio argentina pur di averlo in maglia gialloblù (per fortuna in questo caso non potrà usare la maglia numero 10, che fu di Maradona). Allora, adios, Tanque. Magari ti ritroveremo più in là. Nel racconto di qualche scrittore.




