C’era un paese, con le strade di vulcano e le case di pietra non ancora distrutte dal terremoto. C’era il profumo del pane caldo; ne tagliavi una fetta, lo condivi con un po’ d’olio e una spolverata di zucchero: “Così cresci più forte”. C’era un asinello e quando ci salivo su per andare in campagna mi sembrava d’essere un cavaliere di re Artù. C’era il calore della raccolta delle nocciole e quei sacchi cuciti con lo spago marrone che invadevano spazi e polmoni. C’erano l’alba per le conserve di pomodoro, le zeppole di San Giuseppe, il torrone di San Clemente, il migliaccio di Carnevale, lo spaghetto con le vongole di Natale: “Ad Antonio piacciono più piccanti”. C’erano i silenzi e i sorrisi, l’umiltà e la timidezza, la generosità in qualsiasi tipo di lavoro e la capacità di non essere mai invadente. Neanche quando il ruolo lo richiedeva. C’era la saggezza di un tempo piccolo. C’eri tu. Continuerai ad esserci. In ciò che mi hai insegnato, senza la pretesa di insegnare. Come solo i veri maestri di vita sanno fare. Con pane e zucchero: “Così cresci più forte”.




